Chi sono
Chi sono
Chi c'è dietro questo diario, perché faccio ricerca sugli ausili e come lavoro.
Mi chiamo Antonio Blescia e vivo a Bari. Da sempre mi occupo di due cose che possono sembrare lontane: la Cyber Security e la ricerca sugli ausili per le persone con disabilità. Le tiene insieme la mia esperienza di molti anni nel settore dell’automazione industriale.
Il mio percorso
Lavoro da anni nel mondo industrial & automation. È lì che ho imparato a far dialogare software, elettronica e macchine, e a progettare sistemi che devono funzionare sempre, in modo affidabile e sicuro, anche quando qualcosa va storto. Su questa base porto avanti, in parallelo, due strade.
Cyber Security
Mi occupo di sicurezza informatica sul lato difensivo: incident response, threat hunting, analisi di malware e digital forensics (DFIR). In pratica cerco le tracce di un attacco nei sistemi, ricostruisco cosa è successo e aiuto a fermarlo.
- Contribuisco a strumenti open source per la sicurezza. Per esempio ho pubblicato l’artifact Windows.Audit.CISCat_Lite nell’Artifact Exchange di Velociraptor.
- Ho presentato le mie ricerche alla conferenza ConfSec.
- Con DFIR Chronicles racconto a fumetti tecniche di attacco reali e il modo in cui si scoprono.
Ausili per la disabilità
Nel 2013 ho pubblicato ThinkUino, un progetto open source che collegava una scheda Arduino a una cuffia EEG: si poteva accendere un dispositivo semplicemente concentrandosi. Nel 2014, a Bari, è nato SmartChair, una carrozzina elettrica comandata dalle onde cerebrali, insieme alla casa domotica. Oggi, dodici anni dopo, riprendo quel lavoro e lo allargo ad altri ausili, come la comunicazione aumentativa e alternativa con Kite.
Le due strade si incontrano spesso. Un ausilio che muove una persona o parla al posto suo è un dispositivo connesso, e deve essere sicuro in entrambi i sensi: non deve fare male e non deve poter essere manomesso. Già nel 2014, tra i limiti di SmartChair, annotavo la sicurezza dei dati come un problema ancora da risolvere.
Perché lo faccio
Ho competenze tecniche specifiche: automazione, elettronica, software e sicurezza. Credo che chi ha queste competenze abbia anche una responsabilità. Per questo reputo doveroso metterle a disposizione per migliorare gli ausili per le persone con disabilità, che spesso costano molto, sono difficili da adattare e restano chiusi.
Mi trovi anche su GitHub e LinkedIn.
Perché faccio ricerca in modo aperto
Abbattiamo le barriere del movimento attraverso la tecnologia aperta, rendendo l’autonomia e la condivisione scientifica accessibili a tutti.
Credo che la conoscenza necessaria per restituire autonomia a una persona debba essere un bene comune. Per questo condivido il lavoro mentre lo faccio, non solo alla fine.
Come lavoro
- Hardware aperto. Schemi elettrici, PCB, modelli 3D e distinte dei componenti vengono pubblicati con licenza open hardware.
- Software libero. Il codice è pubblico, documentato e riutilizzabile.
- Dati condivisi. Quando i partecipanti lo consentono, pubblico dataset anonimizzati secondo i principi FAIR.
- Diario trasparente. Ogni passo finisce nel diario, compresi i tentativi che non hanno funzionato.
- Progettazione partecipata. Niente su di noi senza di noi: le persone che useranno questi ausili partecipano alla loro progettazione.
Riutilizzare il mio lavoro
| Cosa | Licenza | Puoi… |
|---|---|---|
| Testi del sito e del diario | CC BY 4.0 | copiarli e adattarli citando la fonte |
| Software | Indicata in ogni repository | usarlo, studiarlo, modificarlo |
| Hardware | Indicata in ogni repository | costruirlo, modificarlo, produrlo |
Sicurezza
Questo è un diario di ricerca. I prototipi descritti non sono dispositivi medici certificati e non vanno usati senza la supervisione di personale qualificato. Pubblico apertamente anche i limiti e i rischi noti di ogni componente.